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Giornale di Brescia - Speciale Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti UICI Cento anni, oggi è tempo di brindare

L’anniversario
Per la sezione bresciana dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (Uici) è tempo di festa.
Una commemorazione davvero sentita visto che oggi si taglia simbolicamente il nastro dei cento anni di attività: la sezione di Brescia è nata ufficialmente il 17 marzo 1924.
E la festa sarà doppia, oltre al brindisi per il centenario della sezione si aggiunge infatti il brindisi per il cinquantesimo del "Libro parlato".
L’evento.
Questo importantissimo compleanno viene condiviso con tutti i bresciani: «Siamo lieti di invitare i cittadini a brindare con noi e gustare l’immancabile torta - sottolineano all’Unione -.
Vi aspettiamo sabato 16 marzo alle ore 16 in piazza del Mercato, dove la nostra sezione ha avuto la sua sede storica.
In caso di pioggia saremo invece in piazza della Loggia, sotto il portico del Comune.
Per informazioni potete contattare i nostri uffici allo 030/2209411».
Gli obiettivi
Ad accompagnare l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti bresciani al momento del centenario è la presidente Sandra Inverardi: «In questo anno del centenario, traguardo significativo, desidero esprimere la mia profonda gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito al successo della sezione, con impegno e determinazione nel perseguire la missione dell’associazione - sottolinea la presidente -.
Essere la prima presidente donna del centenario rappresenta un onore e una responsabilità che porto avanti con fierezza.
Guardiamo al nostro passato con riconoscenza e al futuro con determinazione impegnandoci a promuovere l’uguaglianza, a continuare a costruire un’associazione inclusiva per tutti e a servire la nostra comunità con passione e dedizione».
Il ricordo
La sezione bresciana dell’Unione italiana dei ciechi nasce il 17 marzo 1924 in via Milano 3.
I suoi fondatori sono Alice Cantoni, l’avvocato Giuseppe Calabi, il cavalier Nino Consolini, i signori Giovanni Curti, Filippo Pizzi, Luigi Pluda e la signora Paolina Poli.
Inizialmente, l’Unione targata Brescia viene connotata come sezione interprovinciale della Lombardia orientale e ingloba al suo interno Cremona, Mantova e Bergamo.
Solo nel 1971, con la costituzione delle Regioni, Brescia diviene sezione provinciale.
Oggi la sede è in Via Divisione Tridentina 54.
Il Libro parlato
In occasione del centenario viene festeggiato anche il mezzo secolo del Libro parlato.
Si tratta della biblioteca di libri parlati che rappresenta un patrimonio di 25mila titoli messi a disposizione dall’Unione di Brescia.
Al primo piano della sede c’è una sala con due cabine insonorizzate.
Come in tutte le biblioteche è possibile prendere i libri in prestito.//

Battaglie e impegno, una storia intensa

La storia dell’Uici è un percorso fatto di battaglie e di impegno civile, che parte da epoche lontane e oscure, per giungere alla conquista di libertà individuali e sociali di fondamentale importanza.
Ai primi del 900, i ciechi italiani vivevano di elemosina ed erano relegati ai margini della società, se intraprendenti, si cimentavano per le strade quali suonatori ambulanti, o nel migliore dei casi, apprendevano qualche mestiere per combattere la noia e riempire le giornate, ricevendone in cambio magri compensi.
Se pur con lentezza, si andava diffondendo il metodo di scrittura e di lettura braille, strumento indispensabile per l’alfabetizzazione e la scolarizzazione dei non vedenti.
Augusto Romagnoli, sfidando la mentalità comune e i radicati pregiudizi, studiò nella scuola pubblica, divenendo insegnante, per poi fondare la scuola di metodo che porta il suo nome, destinata alla formazione degli educatori per i ciechi.
Nel 1920, Aurelio Nicolodi, divenuto cieco durante la prima guerra mondiale, fondò a Genova l’Unione italiana dei ciechi, per promuovere la riforma scolastica e nel 1936, a Firenze, creò l’Ente nazionale di lavoro.
Grazie alla sua opera, l’istruzione gratuita per i ciechi divenne una realtà: dapprima i bambini venivano accolti in istituti speciali, successivamente inseriti nelle scuole pubbliche.
Intanto, nel settore lavorativo, si facevano strada massaggiatori, centralinisti, operai, insegnanti e aerofonisti durante la seconda guerra mondiale.
La conquista dei diritti
Dal 1947, veniva riconosciuta all’Unione italiana dei ciechi la rappresentanza degli interessi morali e materiali dei minorati della vista presso le pubbliche amministrazioni e negli enti di assistenza, l’educazione e il lavoro dei ciechi.
In seguito, si dovettero sostenere numerose e battaglie al proprio interno e contro il governo per strappare le leggi e le provvidenze che, via via, renderanno la vita dei privi della vista più dignitosa ed umana.
Ricordiamo, in particolare, nel 1954 "la marcia del dolore" di un centinaio di ciechi partiti dalla Toscana alla volta di Roma, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle misere condizioni in cui versavano molti non vedenti.
Nel 1957 furono varate le prime leggi speciali per il collocamento al lavoro dei centralinisti telefonici, nel 1961 quelle per l’assunzione obbligatoria dei massofisioterapisti.
Altre tappe fondamentali furono la legge sulla pensionistica e l’indennità di accompagnamento, il riconoscimento del valore legale della firma dei ciechi negli atti pubblici e privati, le leggi sul pensionamento anticipato per tutti i lavoratori non vedenti e la precedenza nei concorsi per l’accesso alle carriere direttive nelle pubbliche amministrazioni.
L’Uici ancora oggi è impegnata nel mantenere le conquiste ottenute e a lavorare per ottenerne altre.//